Mini al Salone di Francoforte
Mini al Salone di Francoforte Mini al Salone di Francoforte Mini al Salone di Francoforte Mini al Salone di Francoforte
Foto Mini al Salone di Francoforte »

In aggiunta ai ricchi equipaggiamenti di serie dei modelli dell’anniversario la MINI 50 Camden è dotata anche di un sistema audio di alta classe dello specialista di car-audio harman/kardon. Inoltre, il debutto della MINI 50 Camden è stato abbinato all’anteprima di una nuova generazione di sistemi di in-car-entertainment. Il sistema definito Mission Control valuta una serie di segnali della vettura, dello stato di guida e dell’ambiente e fornisce al guidatore delle informazioni sulla situazione momentanea nello stile MINI.
L’output vocale avviene in tutto il mondo nella lingua madre della MINI, l’inglese. Il lavoro di comunicazione lo svolgono tre voci chiaramente distinguibili. Il «Coach», responsabile per il contatto con il guidatore, viene supportato da due assistenti che gli mettono a disposizione le informazioni relative al propulsore e alla situazione di guida, così come sulle funzioni di comfort della MINI.
Gli statement delle dei tre caratteri elaborati con la massima cura forniscono delle informazioni divertenti e utili per guidatore e passeggeri, presentate in modo simpatico. A seconda dell’equipaggiamento della vettura, Mission Control è in grado di registrare fino a 120 situazioni di guida e stati di esercizio differenti, così come altri eventi, per i quali sono caricabili tra i 15 e i 40 statement diversi. Il fondo retorico del sistema Mission Control è composto da oltre 1.500 input acustici differenti.
Delle condizioni ideali di partenza: la MINI One D.
Nell’anno dell’anniversario il programma di modelli MINI  si presenta più ricco e affascinante che mai. L’ultimo prodotto del portafoglio è la MINI One D. Il nuovo modello di base offre una partenza particolarmente economica nel mondo della marca MINI, caratterizzato da divertimento di guida e una qualità premium. Il nuovo modello offre i pregi di un moderno propulsore diesel in un’attraente versione di base.
Anche il propulsore della MINI One D è caratterizzato da un’elasticità impressionante e da un utilizzo esemplare del carburante. Il motore 1,6 litri quattro cilindri è dotato di un sistema d’iniezione Common-rail e di un turbocompressore con geometria variabile della turbina che assicura in tutti i campi di regime un’erogazione ottimale della potenza. Grazie al peso particolarmente leggero dell’unità costruita in alluminio, la potenza è di 66 kW/90 CV a un regime di 4.000 g/min. Il quattro cilindri mette a disposizione la propria coppia massima di 215 Newtonmetri già a 1.750 g/min. In combinazione con il cambio manuale a sei rapporti, il propulsore diesel trasforma la propria potenza in un’accelerazione sportiva. La MINI One D assolve l’accelerazione da 0 a 100 km/h in 11,5 secondi, la velocità massima è di 182 km/h.
Anche la nuova MINI One D è equipaggiata di serie con un filtro antiparticolato diesel e con numerose misure d’aumento dell’efficienza, come il recupero dell’energia in frenata, la funzione Auto Start/Stop che spegne il motore all’arresto al semaforo oppure agli incroci. Il consumo medio di carburante della MINI One D misurato nel ciclo di prova UE è di 3,9 litri per 100 chilometri, il valore di CO2 di 104 grammi per chilometro.
Una tipica MINI: agile maneggevolezza e ampia
protezione degli occupanti.
Come in tutti i modelli MINI, anche nella MINI One D la coppia motrice viene trasmessa alle ruote anteriori. Ovviamente, non manca il tipico go-kart-feeling. Questa affascinante maneggevolezza viene assicurata dalla costruzione dell’asse anteriore in base al principio McPherson, dall’asse posteriore del tipo multilink e dal servosterzo elettromeccanico EPS (Electrical Power Steering) con servoassistenza funzionante in dipendenza della velocità. Inoltre, il sistema EPS promuove l’efficienza della vettura: l’elettromotore entra in funzione e consuma dell’energia solo quando la servoassistenza è veramente indispensabile oppure viene richiesta dal guidatore. L’equipaggiamento di serie della MINI One D comprende airbag anteriori e laterali e airbag laterali per la testa. Tutti i quattro posti sono equipaggiati con cinture automatiche a tre punti.
L’equipaggiamento di serie del nuovo modello di base corrisponde a quella della MINI One. Anche l’immagine presenta delle parallele al modello di base. Come per tutte le MINI, anche per la MINI One D è disponibile un’ampia selezione di optional e di accessori originali che consentono di trasformare ogni MINI in un pezzo unico, configurato secondo le preferenze personali.
«What a birthday»: record di presenze al MINI United Festival – e la festa continua!
Nel mese di maggio, sul leggendario circuito da Formula 1 di Silverstone circa 25.000 fan MINI provenienti da tutto il mondo hanno festeggiato il 50. compleanno della marca. La terza edizione del MINI United Festival con il suo mix unico di festival musicale, evento lifestyle e di appuntamento agonistico ha attirato visitatori da oltre 40 Paesi del mondo. Insieme alla MINI Community internazionale anche numerose personalità del mondo dello spettacolo hanno reso omaggio all’icona delle vetture classiche.
Ma il party di compleanno non è finito dopo il Festival di Silverstone. Anche la partecipazione di MINI al Salone IAA è dominata dalla celebrazione dell’anniversario della marca che viene festeggiato con anteprime mondiali presentate al pubblico allo stand MINI, così come con una serie di highlight tecnici della gamma di modelli MINI e da emozionanti retrospettive nell’affascinante storia della MINI e della sua antenata, la Mini classica.
1959–2009: le pietre miliari di una storia di successo senza pari.
L’anniversario della marca offre la possibilità di rileggere una storia di successo unica nel mondo dell’automobile. Solo pochi concetti automobilistici sono sopravvissuti per periodi così lunghi o hanno conquistato un livello di popolarità così alto e, soprattutto, nessuno è stato costruito in un numero di varianti così elevato come la Mini, prodotta per la prima volta nel 1959. Dal rilancio della marca nel 2001 la MINI ha aggiunto diversi capitoli nuovi a questa storia affascinante.
50 anni fa, esattamente il 26 agosto 1959, la British Motor Company (BMC) svelò il risultato del lavoro di sviluppo di una rivoluzionaria vettura compatta. Al pubblico vennero presentati due modelli: la Morris Mini-Minor e la Austin Seven. La doppia anteprima di queste quattro posti quasi identiche era principalmente una conseguenza dell’ampia gamma di marche della BMC. Entrambi i modelli si distinguevano per delle dimensioni estremamente compatte e offrivano spazio per quattro occupanti, incluso il bagaglio; inoltre avevano un prezzo accessibile e bassi costi di manutenzione e convincevano per le loro caratteristiche di guida confortevole e agile. Tutto ciò era il risultato di un concetto rivoluzionario sviluppato dal Responsabile tecnico dello stabilimento Austin di Longbridge, Alec Issigonis.
Il concetto di Alec Issigonis: le premesse ideali per la massima economia di spazio e il leggendario go-kart-feeling.
Al fine di realizzare il proprio ideale di una vettura compatta dal prezzo accessibile, adatta alle famiglie semplice e accessibile ad ampie fasce della popolazione, l’ingegnere geniale Alec Issigonis seguì delle strade insolite, sia nel design della scocca che nel concetto del propulsore e dell’assetto. Mai in passato la combinazione di trazione anteriore e di un motore montato anteriormente aveva promosso in modo così coerente il comportamento di guida e l’economia di spazio come nella Mini.
Sotto il cofano motore vi era spazio per un motore quattro cilindri da 848 centimetri cubi che erogava 34 CV, ma solo perché Issigonis lo aveva montato trasversalmente e aveva inserito il cambio direttamente sotto il propulsore. In questo modo egli aveva applicato in modo completamente innovativo il principio «form follows function» che è tuttora uno dei fattori determinanti del design MINI.
Anche gli sbalzi anteriori e posteriori tenuti corti e le ruote montate alle estremità non contribuivano solo all’economia di spazio ma anche a promuovere la tenuta di strada. Il risultato: l’80 percento dello spazio occupato dalla MINI dalla lunghezza di solo 3,05 metri era a disposizione dei passeggeri e del bagagliaio. Anche nel sistema di sterzo Issigonis scelse di percorrere nuove strade. Dato che i giunti cardanici tendevano a piegarsi quando si eseguivano grandi movimenti di sterzo, Issigonis decise di utilizzare giunti omocinetici per la prima volta in un’automobile. Questa costruzione consentiva angoli di sterzo sufficienti senza generare troppe torsioni; inoltre riduceva sensibilmente l’influsso del motore sullo sterzo. Così nacquero le basi per il leggendario go-kart-feeling della Mini.
Dal talento sportivo al vincitore di serie competitive:
la MINI domina al Rally Monte Carlo.
Solo un anno e mezzo dopo il lancio uscì una variante di modello che avrebbe creato come nessun’altra la leggenda della Mini classica: la MINI Cooper. Già alla presentazione dei primi prototipi il costruttore di automobili sportive John Cooper, legato ad Alec Issigonis da una stretta amicizia, aveva riconosciuto il potenziale offerto da questa piccola vettura. Con l’approvazione della direzione del Gruppo BMC sviluppò un piccola serie di 1000 MINI ¬Cooper Dalla cilindrata incrementata a 1,0 litri ed una potenza massima del motore di 55 CV.
La costruzione della MINI Cooper marcò l’inizio di una straordinaria carriera sportiva che si sviluppò sia sulla strada che sui circuiti. Infatti, la MINI Cooper non aveva sfruttato ancora tutto il potenziale offerto dal motore e dal concetto automobilistico. Issigonis e Cooper maggiorarono la cilindrata a 1.071 centimetri cubi, così da ottenere una potenza massima di 70 CV. La Mini ¬Cooper Si trasformò in un fenomeno straordinario, non solo sulle strade di tutti i giorni. La vittoria di categoria del finlandese Rauno Aaltonen al Rally di Monte Carlo del 1963 costituì la base per una serie di successi agonistici senza precedenti che culminarono in tre vittorie assolute al Rally di Monte Carlo negli anni 1964, 1965 e 1967.
Automobile piccola, grande varietà: le varianti della Mini classica.
Parallelamente al successo sportivo anche la varianti di serie della Mini classica conquistarono in poco tempo una comunità di fan sempre più grande. Le sue qualità pratiche, le sue caratteristiche di guida agile e il suo look accattivante trasformarono la MINI in una vettura trasversale che ispirò anche artisti, partecipò a film cinematografici e arricchì il parco macchine di personalità famose. Inoltre, si riconobbe già molto presto che il concetto della MINI era trasferibile anche ad altre varianti di modello. Già nella primo anno di produzione della MINI classico vennero presentati i modelli MINI Van e MINI Estate. Un anno dopo seguirono le versioni giardiniera Morris Mini-Traveller e Austin Seven Countryman. Negli anni successivi si aggiunsero altre varianti, dalla MINI Pick-up nel 1961 ai modelli particolarmente prestigiosi Wolsely Hornet e Riley Elf con i quali nello stesso anno venne completata la gamma di altri due marchi della BMC, fino alla quattro posti aperta MINI Moke, presentata nel 1964.
Nel 1967 la Mini classica venne equipaggiata con un motore più potente da 998 centimetri cubi e una potenza incrementata a 38 CV. Due anni dopo seguì la MINI Clubman che si presentò come variante di modello leggermente più grande con un frontale leggermente modificato rispetto alla Mini classica. Nel 1969 cambiarono ancora alcuni altri dettagli: i cristalli anteriori a scorrimento, di cui la MINI era dotata sin dall’inizio, vennero sostituiti con cristalli azionati a manovella, inoltre le cerniere delle porte montate esternamente vennero trasferite all’interno e un logo MINI abbelliva adesso il cofano motore.
Negli anni tra il 1980 e il 1983 la gamma di modelli venne snellita e vennero eliminati i modelli Clubman, Estate e Van. L’unica variante che restò fu la Mini classica dal motore da 1,0 litri e 40 CV di cilindrata. I clienti erano fedelissimi: nel 1986 lo stabilimento di Longbridge produsse la 5milionesima Mini classica. Nel 1990, numerosi fan festeggiarono il ritorno della MINI Cooper nella gamma di modelli. Sotto il cofano motore pulsava adesso un motore da 1,3 litri.
Nel 1991 venne presentata per l’ultima volta una nuova variante della Mini classica. In Germania, un concessionario appassionato aveva tagliato il tetto alla Mini classica, come facevano molti preparatori di vetture, trasformandola in una bella Cabriolet. Il risultato si distingueva per una qualità così elevata che il Rover Group, nel frattempo responsabile per la Mini classica, decise di acquistare i diritti di progettazione e di fabbricazione. Tra il 1993 e il 1996 il modello di serie venne venduto in circa 1.000 esemplari.
Nel 2000 terminò la produzione della Mini classica. Più di 5,3 milioni di unità della compatta dal successo mondiale avevano lasciato la fabbrica in numerose versioni differenti. Ma anche dopo 41 anni non era giunta ancora la fine. Dopo una pausa di circa un anno, nel 2001 venne inaugurato un nuovo capitolo della storia della marca inglese.
Un nuovo inizio nel 2001, subito con la nuova MINI Cooper.
L’acquisizione del Rover Group da parte di BMW all’inizio del 1994 aprì anche nuove prospettive per la marca Mini. Al Salone internazionale dell’automobile di Francoforte (IAA) del 1997 venne presentato uno studio della MINI Cooper che offriva un’anteprima della nuova edizione dell’automobile compatta britannica. Nel 2001  l’avveniristica nuova edizione della MINI era negli showroom dei concessionari come MINI Cooper e MINI One. Con questi modelli i designer della MINI fornirono una risposta alla domanda di come si presenterebbe l’automobile compatta ideale se i principi d’Issigonis, formulati nel 1950, venissero realizzati applicando le possibilità e le esigenze dei clienti del XXI. secolo.
Il design visualizza in modo autentico le affinità tra il carattere della Mini classica e quello della MINI, basandosi su un linguaggio formale contraddistinto dal gioco di linee e accoppiamenti estetici, così come da cerchi ed elissi. Nonostante l’aumento notevole della lunghezza esterna, sono state conservate le proporzioni, inclusi gli sbalzi anteriori e posteriori mantenuti corti, espressione estetica dell’agile maneggevolezza della vettura. Inoltre, sono stati reinterpretati alcuni dettagli tipici della marca che avevano reso inconfondibile anche la Mini classica, dalla calandra del radiatore esagonale ai proiettori tondi che non incorniciano più i parafanghi ma sono integrati nel cofano motore, al bordo del cofano motore della MINI  che presenta lo stesso andamento obliquo delle fiancate della Mini classica alle luci posteriori montate verticalmente. Equipaggiati con trazione anteriore e motori a quattro cilindri montati trasversalmente, contraddistinti da sbalzi corti e quattro posti, i nuovi modelli erano dotati nuovamente degli stilemi della Mini classica. Inoltre, i progettisti tenerono conto delle esigenze attuali di comfort e soddisfecero dei severissimi standard di sicurezza.
Dall’originale all’originale: la seconda generazione MINI.   
Il successo della MINI  fu il catalizzatore per lo sviluppo coerente di questo concetto automobilistico e la conquista di nuovi potenziali clienti. Il design fu sottoposto a uno sviluppo evolutivo e a un rinnovamento tecnico radicale e così nel novembre del 2006 si presentò sul mercato la seconda generazione MINI. Fedele al motto «dall’originale all’originale», l’immagine estetica della MINI, caratterizzata da un volto estremamente simpatico, venne perfezionata e, in particolare, vennero curate ed accentuate le doti sportive della vettura compatta amante delle curve.
Nell’autunno del 2007, esattamente un anno dopo il lancio della nuova genera¬zione di MINI, la gamma è stata arricchita da un altro innovativo concetto auto¬mobilistico. Grazie al passo allungato di 8 centimetri, la MINI Clubman offre possibilità completamente nuove di godersi il tipico divertimento di guida della marca.
L’ultimogenita della gamma MINI è la MINI Cabrio di seconda generazione. Caratterizzata da un design ancora più sportivo, sicurezza attiva e passiva ottimizzate, funzionalità estese e motori dell’ultima generazione, l’unica Cabrio premium del segmento MINI eleva nuovamente il parametro di riferimento per il divertimento di guida di alta classe.
L’attuale gamma motori è più ricca che mai. Per la MINI sono disponibili adesso quattro motori a benzina e due diesel, per la MINI Clubman tre motori a benzina e un diesel e per la MINI Cabrio vengono offerti due propulsori a benzina. Inoltre, per la prima volta, sono disponibili tre modelli indipendenti della marca John Cooper Works. I modelli top di gamma MINI John Cooper Works, MINI John Cooper Works Clubman e MINI John Cooper Works Cabrio, con il loro motore quattro cilindri da 155 kW/211 CV derivato dalle competizioni, sottolineano il dna sportivo della MINI. La marca John Cooper Works è stata integrata sotto il tetto MINI e offre una serie di optional, come componenti del motore, dell’assetto, dell’aerodinamica e del design; oggi ¬John Cooper Works è sinonimo di divertimento di guida altamente sportivo, basato su un profondo know-how delle competizioni agonistiche e su un legame che dura ormai decenni.
Made in England: la tradizione e degli elevati standard di qualità caratterizzano la produzione della MINI.
La storia di successo della marca MINI è strettamente legata alla produzione delle vetture in Gran Bretagna. La prima MINI fu una Austin Seven prodotta il 4 aprile 1959 dallo stabilimento Austin di Longbridge, situato a Birmingham in Gran Bretagna. Cinque settimane dopo era pronta la coppia di gemelle. La prima Morris-MINI Minor uscì dallo stabilimento di Oxford della marca l’8 maggio.
Nella primavera del 2000 venne presa la decisione di costruire la MINI moderna ad Oxford. Nacque così una delle fabbriche di produzione automobilistica più moderne del mondo, equipaggiata con una tecnica sofisticata e su misura per la produzione della MINI. Tutti i processi di produzione hanno luogo in base ai severi standard di qualità del BMW Group.
Lo stabilimento di Oxford ha costruito in solo sei anni un milione di MINI. Anche la Mini classica aveva impiegato sei anni per superare la soglia di un milione di vetture. Solo poche settimane dopo il 50. anniversario ufficiale della marca, celebrato sul circuito di Silverstone, lo stabilimento MINI di Oxford ha annunciato un altro anniversario. Dall’inizio della produzione nel 2001, sono state costruite oltre 1,5 milioni di MINI. In combinazione con i volumi di vendita del modello precedente, la marca raggiunge nel frattempo un volume di 6,8 milioni di vetture costruite in Gran Bretagna e vendute in tutto il mondo.